Avo Kanto dei Barcelona Gipsy balKan Orchestra

di Silvia D’Egidio

Commuoversi

Sono molto gli aggettivi capaci di descrivere un brano musicale o un album. Uno dei miei preferiti è “commuovente”. Scendendo al di sotto della superficie, ad un livello più intimo della parola, scopriamo che commuovente (da commuovere) significa “che si muove con” e per estensione “che coinvolge, colpisce, tocca”. Descrive quindi un andare insieme verso una meta, verso un’emozione. Penso che nessun altro aggettivo possa raccontare meglio Avo Kanto (Il canto dei nonni, 2018), l’ultimo disco della Barcelona Gipsy balKan Orchestra, un album che celebra l’incontro con gli antichi, con la tradizione, con la storia e quindi con l’essere umano.

L’altra metà del canto

Il nuovo progetto della band si snoda lungo i sentieri musicali della penisola balcanica, completando quel viaggio sonoro intrapreso con il disco precedente, Od Ebra do Dunava (2016). Un lavoro che rivela la sua essenza già con il titolo, o meglio con la lingua scelta per il titolo, l’esperanto, un codice capace di sovvertire le geografie imposte da questo mondo ossessionato dai confini. Una lingua in definitiva universale, che appartiene all’umanità e non ad un popolo, proprio come i sentimenti che danno vita ad ognuna delle dieci canzoni.

Linguaggi universali

L’universo si incontra sul filo delle emozioni in questo album e ci consente di mettere in relazione storie solo apparentemente lontane: il delirante amore del protagonista di Saraiman non è poi così diverso dal dissidio amoroso vissuto da Petrarca nel Canzoniere; il “valiente” Gallo Rojo ricorda terribilmente Annibale Barca, l’eroico condottiero cartaginese. Non siamo persi in questo mare d’emozioni e storie ma le viviamo traccia dopo traccia, innamorandoci con Makedonsko Devojce, cantando fino allo struggimento con Csi lav tu, sognando con Koje li je doba noci e ballando sulle note di Raikos eKrivo sadovsko horo. Poi il battito del cuore rallenta, il movimento cede il passo all’ascolto e così ci perdiamo nel tempo antico della bellissima Livisiani mou perdika; ma è solo un istante perché siamo rapiti nuovamente dal ritmo della splendida Betlem (brano originale del chitarrista Julien Chanal) per arrivare alla travolgente bonus track Lule Lule, canzone arbëresche, già edita e aggiunta al disco come un piccolo omaggio. Ripercorriamo le strade della memoria attraverso brani musicali della tradizione macedone, serba, greca, croata, rumena, gitana, albanese che la band ha incontrato lungo il cammino e fatto propri attraverso una rielaborazione attenta alla salvaguardia della loro integrità. Qui, in questo mettere in relazione vite lontane per mezzo delle emozioni, in questo preservare la memoria attraverso la musica (altro imprescindibile linguaggio universale), sta la vera ricchezza di Avo Kanto

Ascoltare, comprendere, custodire

La BGKO non si limita a riproporre un repertorio insolito e al tempo stesso siamo lontani da quel genere di musica balcanica, preconfezionata e chiassosa, a cui ci hanno abituato. Questi straordinari musicisti hanno saputo ascoltare il palpito vita e al contempo ne hanno custodito il mistero. Attraverso ognuna delle dieci tracce siamo orientati oltre le apparenze, scavalchiamo il linguaggio illusorio e forviante della modernità, torniamo ad unire ciò che è diviso dalla superstizione della Tecnologia. È così evidente allora che il diavolo da temere (diavolo dal greco διαβάλλω, divido) non è chi arriva dal mare, ma la sistematica opera di frammentazione che stanno operando sotto i nostri sguardi che ci rende senza dubbio più aridi, più spaventati e di gran lunga meno curiosi.

La strada

La banda nasce a Barcellona come evoluzione della Barcelona Gipsy Klezmer Orchestra ed è composta da musicisti di sei paesi diversi: Mattia Schirosa (fisarmonicista) è italiano, Stelios Togias (percussionista) viene dalla Grecia, Julien Chanal (chitarrista) é francese, Ivan Kovacevic (contrabbassista) è serbo, Oleksandr Sora (violinista) viene dall’Ucraina, Daniel Carbonell (clarinettista) è spagnolo come pure la voce della ‘esplendorosa’ Sandra Sangiao, la cantante del gruppo. Tutta l’opera della BGKO, frutto di anni di incontri, di ricerca, di studio, di concerti in oltre 25 paesi nel mondo, coltiva l’idea di una musica originaria, destinata alla persistenza, che giunge a noi come un vademecum per questi tempi dolorosi che ci vorrebbero tutti “chiusi nel nostro angolo buio”.

 Oltre la geografia umana per riscoprire il monosillabo Noi

Questo album è senza dubbio un’opera “commuovente” nel senso etimologico del termine: ci fa “muovere con”, insieme, verso uno spazio aperto, qualcosa di non geograficamente definibile, un non-luogo nel quale “Io si dice per dire – per essere – Noi”. In questo spazio unitario e indeterminato, voci, suoni e storie si inseguono liberamente componendo un dialogo sottile che libera la musica dalla tirannia del tempo lineare, dalla dittatura della modernità per restituirla alla sua essenza: quella di linguaggio policromo ed universale, senza tempo e senza confini.

 

BGKO: http://bgko.org/

Prossimi concerti: http://bgko.org/?page_id=2079

Acquista l’album: http://bgko.org/?page_id=2883

 

 

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