Il Santo di Federico Sirianni

di Silvia D’Egidio

Il quarto figlio

In un mondo dove il sistema fa mercato dell’intelligenza divenendo quindi nemico dell’uomo e del suo pensiero, chi ancora crede nella verità e nella bellezza non ha davanti a sé altre scelte che quella di essere anarchico o per dirla con Ignazio Silone “cristiano senza chiesa”. È una strada necessaria se in qualche modo ti vuoi salvare e non poteva che essere così anche per Mr. Sirianni, genovese fin nel midollo, giunto dopo tre dischi (Onde clandestine 2002, Dal basso dei cieli 2007 e Nella prossima vita 2013 realizzato con la collaborazione degli GnuQuartet) al figlio numero quattro, Il Santo appunto.

Geografie Oniriche

Questo è un album che trabocca di vita, di profumi, di sapori, di sensazioni tattili e soprattutto di luoghi. Si potrebbero quasi disegnare gli ambienti che vanno a comporre la geografia onirica di questo disco. Voliamo lenti nel fischio che definisce i contorni di un paesaggio western in Santa Maria dei Mesi con la chitarra e i bassi di Stefano Barbati, Alessandro Majorino e Fabrizio Chiappello che ci mettono i dettagli. maxresdefault.jpgNell’attesa  del temporale dondoliamo cullati dalla voce e l’arpa di Cecilia Lasagno nella lisergica L’iguana sulle scale. Camminiamo lungo “strade nere come lame d’ardesia” incappando tra le parole di Cesare Pavese, ne L’ultimo blues dell’umanità. Il cielo si fa all’improvviso “grigio acciaio”, siamo ne Il campo dei miracoli, smarriti “in un roveto di bottiglie” in compagnia della chitarra di Eugenio Odasso; ma il paesaggio cambia ancora, il chiarore cede il passo alla notte “violenta” e “perfetta” che suona dai pianoforti di Francesco Villa e Michele Di Toro nei brani Dove e Dentro questa canzone. I suoni aderiscono alle parole e le parole alle emozioni, nasciamo e moriamo in ogni sillaba, in ogni storia che va a comporre un mondo sotterraneo illuminato da una pallida “luna d’osso e filigrana”, un caleidoscopio di identità, un vivaio di volti, di sguardi, di eco, di voci. Voci che sono silenzi da decifrare come nella traccia Ascoltami o Signore, una delle perle dell’album che prende vita dal canto di Giua e si trasforma in una supplica senza fine. Esistenze appese “al filo della biancheria” nel brano L’ultimo scriva la storia. La resa come condizione esistenziale che ritroviamo in L’amore in fondo. Ma i ‘fantasmi’ non si possono catturare con i lacci del linguaggio e della musica, con loro dobbiamo fare i conti anche quando non vorremmo e in questi casi è al Santo che ci si rivolge.

Il Santo

Allora risaliamo la china per ritornare al primo brano, Il Santo, il principio e la fine, la radice da cui si dipanano le strade, le storie, i personaggi che, in un modo o nell’altro, portano nei loro sguardi la sua luce. Più che in ogni altra traccia le parole abbracciano gli accordi e risuonano dentro di noi come una preghiera laica: SirioSantobenedetta sia la gentilezza, benedetto lo stupore, benedetta sia la verità se la verità è dolore, benedetto sia l’incanto, benedetta l’espiazione, benedetta la complicità che unisce le persone”. Pochi passaggi, di una semplicità sconcertante, racchiudono un suggerimento rivolto a tutti ma in modo particolare ai servi inconsci, volontari quasi spontanei, che si lasciano ingannare dai banchieri, dagli spacciatori di cultura a buon mercato, figli di un mondo che non sa che farsene della Bellezza. Anche in questa occasione (e in maniera particolare in questo pezzo) ritrovo la cosa che più mi colpisce di Sirianni cantautore, quella che considero la sua cifra inconfondibile: lo sguardo sincero e commosso sull’umanità, uno sguardo che, malgrado tutto, riconosce la fierezza della persona, quel piccolo barlume che ci portiamo dentro mentre il mondo va alla deriva (e se non è santo questo non so cosa dovrebbe esserlo).

Il vestito e l’acrobata

A tutto questo corrisponde perfettamente anche la veste grafica o meglio il vestito di carta, su cui l’abile mano del sarto/disegnatore Riccardo Cecchetti ha cucito lo sguardo assorto e impossibile di Buster Keaton: l’attore dal volto di pietra, l’acrobata che riusciva a “vedere in ogni caduta un’occasione di creatività”, l’uomo alle prese con l’avanzare di una modernità ostile dalla quale però non si lascia schiacciare. Dunque non è un caso che ci sia proprio lui ad annunciare il disco in copertina.

Epifania

“Il cammino finisce a queste prode” direbbe un grande poeta genovese. Giunta al termine del viaggio comprendo che la vera domanda non è “chi è il Santo” ma “qual è la sua missione”. Allora come in un’epifania improvvisa tutto mi si rivela: mareSirianni-1030x710Il Santo è pura Poesia e in quanto tale ha un compito importantissimo, quello di combattere come “San Giorgio, il Drago dell’irrealtà per restituire alla coscienza l’integrità del reale, che resta e resterà il paradiso naturale di tutte le persone umane.” (Elsa Morante). Se Il Santo è Poesia, Sirianni altro non è che un combattente anarchico in lotta con la contemporaneità ostile, un acrobata che si spinge oltre per cogliere la verità delle cose; è un ostinato narratore delle oppressioni e degli oppressi, un rabdomante alla ricerca del suo tesoro: la via per la liberazione, la strada che porta, finalmente, a “soggiacere all’incanto e alla bellezza”.

La ballata del moto a luogo – Come tutto ha avuto inizio

Ho ricevuto in regalo il disco Il Santo di Federico Sirianni, come un piccolo anticipo di Natale. Sulla copertina campeggiava in bianco e nero il disegno di un uomo. Aguzzando lo sguardo, ho notato che quella ‘faccia di pietra’ era dell’inafferrabile Joseph Frank, detto “Buster”, Keaton. In basso a destra messo all’angolo, dettaglio che non ho trovato per nulla casuale, il nome: Federico Sirianni IL SANTO.images “Sirianni detto ‘Il Santo’” ho pensato ridendo. Poi, ridendo meno, mi sono chiesta perché si sceglie di affrontare un tema tanto insidioso? Ma soprattutto chi è il Santo? Per fugare ogni dubbio e tentare di raccogliere una risposta ho aperto il disco partendo dalle pagine finali del libretto: ho individuato l’ultima delle 13 tracce scritte da Sirianni, i ringraziamenti, i crediti e poi in quello scorrere casuale, il mio occhio è caduto su La ballata del moto a luogo di Giorgio Olmoti (una delle tante sorprese racchiuse nel disco): “Sei venuta a cercarmi e a svelare il tuo inganno. C’era la borsa delle possibilità caricata di ricordi. Non funziona mica così”. Ero in trappola. Senza accorgermene, ero stata catturata dal Santo e dal suo equipaggio con il quale mi stavo dirigendo verso mari sconosciuti, a bordo del bastimento “Transeuropa”.  

Per acquistare il disco: https://www.notamusic.com/prodotto/il-santo/                 

Il Santo: https://www.youtube.com/watch?v=YMRd7cMeE9I

                

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