Tabù/Eros in mostra – Intervista ai curatori

Di Silvia D’Egidio

L’Abruzzo incontra Roma in uno dei suoi quartieri più belli per una mostra itinerante dedicata all’eros e al tabù. Questo binomio indissolubile e ancestrale è stato il focus dell’esposizione artistica Tabù – L’Eros in mostra, che dal 6 al 14 ottobre ha trasformato il Pigneto in un museo a cielo aperto. Venti tra i locali più noti del quartiere hanno accolto le quaranta opere fotografiche, letterarie, pittoriche e scultoree, di artisti italiani e internazionali che hanno “messo in scena” l’eros e il tabù, mettendone finalmente in luce tutte le sue sfumature, dalle più sensuali alle meno evidenti. Ideata David Buccini presidente dell’azienda di comunicazione Strategica, in collaborazione con Enzo Francesco Testa del Collettivo Botticelli e Stefano Ricciuti, questa mostra non solo pone l’attenzione su una tematica affascinante quanto misteriosa, ridefinendo i contorni di un discorso che da sempre è ai margini delle conversazioni, ma desacralizza l’arte riportandola al centro dell’esistenza, nel pieno tessuto urbano, là dove si svolge la vita vera, là dove ha origine.

Tabù – L’eros in mostra nasce dall’unione tra Strategica e il Collettivo Botticelli. Com’è nata l’idea di questa mostra e quindi di una collaborazione?

D.B. Ho pensato a questa mostra una sera di tre anni fa, mentre ero con alcuni amici in una cantina di Miglianico. L’idea era di portare l’arte in luoghi insoliti e al contempo far sì che tutti coloro che abitualmente non frequentano musei godano di uno spettacolo artistico. Successivamente abbiamo coinvolto il Collettivo Botticelli con cui abbiamo collaborato in queste tre edizioni, la prima a Miglianico la seconda a Pescara e ora a Roma.

E.F.T. Il Collettivo è nato nel 2013 da un gruppo di amici uniti dagli stessi obiettivi. Ne fanno parte Federica Nico, Isabella de Luca e Valerio de Iorio. Esterno al collettivo ma parte di questo progetto è Stefano Ricciuti con il quale curiamo la selezione degli artisti. Fondamentale per la realizzazione della mostra è stato anche Dario Santilli, titolare del ristorante Infernotto che ci ha sostenuto in ogni momento con entusiasmo e grande professionalità.
Miglianico, Pescara ed in fine Roma.

Come mai la scelta è ricaduta su questo quartiere della capitale e perché nella formula del museo diffuso?

D.B. Il nostro intento era duplice: da una parte volevamo portare l’arte là dove solitamente non c’è, nei luoghi di aggregazione naturale delle persone, per coinvolgere coloro che abitualmente non frequentano i musei. Così abbiamo tolto l’arte dal “luogo sacro” facendola discendere nel “purgatorio”, là dove c’è la vita vera. Il museo diffuso consente quindi di percorrere la città, il quartiere e più in generale lo spazio urbano, culturalmente. Il Pigneto si prestava benissimo a questa idea perché è già di per sé un quartiere con un forte spirito artistico.

Molto interessante è anche la strategia commerciale alla base di questo progetto.

D.B. Era importante per noi individuare una formula commerciale capace di finanziare un evento che comprendesse quaranta artisti italiani ed internazionali ma che fosse economicamente indipendente. Questo è stato possibile grazie al coinvolgimento dell’azienda agricola Centorame, del birrificio Birra Bertona e della Torrefazione Sciubba Caffè, che ci hanno sostenuto come sponsor, vendendo i loro prodotti nei bar e nei ristoranti che hanno ospitato la mostra. Questo ha permesso a noi di sostenere le spese dell’evento, a loro di farsi pubblicità e al pubblico di conoscere nuovi prodotti.

Visitando la mostra si ha subito l’impressione che il discorso non sia legato solo all’Eros nella sua veste più seducente ma sia molto più ampio. È così?

S.R. Il nostro intento è quello di portare avanti non solo un discorso legato alla sfera erotica e quindi alla parte sicuramente più accattivante dell’eros ma anche altri argomenti di cui non si parla per paura o per mancanza di conoscenza. Una delle artiste in mostra ad esempio a affrontato il tema dell’infibulazione, ovvero la mutilazione degli organi genitali femminili, una pratica terribile diffusa anche in Italia, di cui però non si parla mai.

Per quale motivo si applica il tabù all’eros. Qual è la paura che sta al fondo di questo discorso? In fondo l’amore è qualcosa di profondamente sociale

S.R. Il dramma del nostro tempo è la mancanza di interesse e di conoscenza a cu si aggiunge il sentimento della paura che ci porta Ad evitare certi argomenti. Eppure è solo nel dialogo che riusciamo a comprendere, ad esempio che se qualcuno ha gusti diversi non va emarginato per questo.

E.F.T. Probabilmente perché la ricerca dell’amore è qualcosa di spaventoso e porta in qualche modo a soffrire. E poi a guardarla da un punto di vista puramente sociale, un popolo che ha paura e che non si pone domande è un popolo facilissimo da tenere sotto controllo. Il controllo dell’Eros attraverso il tabù non ti rende libero.

A proposito di libertà e di interdizioni. In un contesto socioculturale in cui pare che ogni cosa sia lecita e accettabile, compresa la sessualità, siamo realmente liberi? O forse l’eros rimane ancora nell’ombra, fintamente disinnescato da tutte le sovrastrutture sotto cui lo abbiamo nascosto nei secoli?

E.F.T. Ho anche io questa sensazione cioè che ci sia stata una regressione in questa libertà che sia diventata un’operazione più che altro commerciale. Ricordo le pubblicità degli anni ‘80 in cui il riferimento sessuale era molto più esplicito. La libertà che veniva sbandierata qualche decennio prima è stata completamente occultata. Il discorso sessuale è stato rinchiuso dentro casa nella forma del video porno ed ha così assunto una dimensione solitaria e peccaminosa.

S.R. C’è stata una forte battaglia per la rivoluzione sessuale, per l’amore libero, per la pornografia oggi completamente dimenticata. Parafrasando Carmine Amoroso che abbiamo avuto il piacere di ospitare a Miglianico con il suo documentario Porno e Libertà, il porno è liberta, libertà culturale. Una società che tollera il porno con tabù che il porno si porta dietro da sempre è una società libera, una società in cui l’individuo può permettersi tutto nel rispetto degli altri senza essere giudicato.

Pubblicato sul quotidiano La Città della provincia di Teramo il 29/10/2017

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Enzo Francesco Testa, David Buccini, Stefano Ricciuti

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