Intervista allo scrittore Jacopo Iannacci

di Silvia D’Egidio

Scienza e letteratura sono mondi opposti? Secondo Jacopo Iannacci no. Classe ’77, una laurea un dottorato di ricerca in ingegneria elettronica e la passione per la scrittura che abita in lui sin dai tempi del liceo e che, come tanti illustri predecessori, decide di assecondare, scrivendo un romanzo breve Prigioniero 77 (Giulio Perrone Editore, 2016, 12.00€), che gli è valso il primo posto assoluto al Premio Letterario Nazionale Scriviamo Insieme – VII edizione. Vive dal 2007 a Trento, dove lavora come ricercatore nel settore della microelettronica per sistemi di telecomunicazione, ma nell’anima rimane abruzzese. La passione per la scienza e per la scrittura coesistono in lui, come due fuochi che si alimentano vicendevolmente. In fondo cos’altro è uno scrittore se non un ‘ingegnere di anime’?

Nella storia letteraria del nostro paese sono diverse le figure a metà strada tra scienza e narrativa. Pensa a Gadda, Calvino, Levi. Come coesistono questi due aspetti nella tua vita?

Il fatto di essere ingegnere sicuramente mi porta ad essere molto attento al dettaglio ma quest’attitudine abbastanza scientifica gioca a sfavore della capacità di narrare. Era il problema che riscontravo nelle prime cose che scrivevo. L’approccio puramente deterministico nella scrittura porta inevitabilmente ad inserire nel racconto moltissimi dettagli inutili, che poi è quello che fa disamorare il lettore. Ho scoperto che la narratività diventa molto più efficacie se invece di aggiungere si toglie. Il testo narrativo lascia la possibilità di uno “spazio” nel quale accomodarsi e vivere la storia secondo il proprio sentire. Questa è la grande forza della narrazione.

Nasce prima l’ingegnere o lo scrittore?

È una sorta di opposizione tra due aspetti completamente diversi con cui mi sono confrontato a partire dall’esame di stato ai tempi del liceo scientifico. Per la prova d’italiano scelsi la traccia libera, in cui si chiedeva di descrivere il rapporto tra la matematica e la poesia, quindi tra la scienza e quello che scientifico non è. Anche se avevo chiara quella che sarebbe stata la mia professione, già allora vivevo questo desiderio sotto pelle. Desiderio che è riemerso diversi anni dopo.

Nel libro Prigioniero 77 i protagonisti compiono un viaggio indietro nel tempo di venticinque anni. Perché hai scelto di spostare le lancette dell’orologio? È in fondo la tua speranza?

La faccenda del viaggio temporale è una tematica che mi appartiene in maniera profonda. Tendo spesso ad analizzare quello che è stato per cercare di migliorare, per capire come poter avanzare. Nella stesura del libro questa componente è emersa spontaneamente. Credo che la scrittura sia una forma di analisi di sé, l’equivalente di una seduta da uno psicologo. Vengono a galla in forma implicita mondi interiori che non si immagina di possedere.

Se capitasse a te la stessa ‘disavventura’, cosa faresti?

Probabilmente nulla. Nel senso che non tenterei di trovare una via d’uscita, una soluzione, non tenterei di capire il perché, preferirei semplicemente godermi quella situazione e basta.

A proposito di mondi narrativi. In un’intervista Paolo Zardi, che per altro condivide con te la professione di ingegnere, afferma: “uno scrittore ha il diritto di inventare il mondo di cui ha bisogno per raccontare la propria storia.” Sei d’accordo?

Sì sono d’accordo. Lo scrittore ha il diritto di farlo, di definire uno scenario in cui la storia possa venir fuori al meglio, uno scenario che sia coerente, ergonomico rispetto la storia. È una delle caratteristiche più importanti per uno scrittore.

Abbiamo citato alcuni tuoi illustri colleghi che però non hanno avuto lo stesso rapporto con la professione scientifica. Gadda preferì la scrittura, Levi al contrario portò avanti entrambe le cose fino alla fine. Tu sei più Gadda o più Levi?

Quando ho iniziato a scrivere ho pensato che questa passione fosse in contrasto con la parte scientifica che è in me; credevo che percorrere una strada mi avrebbe reso incapace di perseguire anche l’altra. Nel corso del tempo questo lato di me è cambiato: sono passato da un approccio più rigido ad una visione dai contorni più sfumati. Dunque sono giunto alla conclusione che si possa essere entrambe le cose, ingegnere e scrittore. Sì, sono più Levi.

Pubblicato su Quotidiano La Citta della provincia di Teramo il 25/10/2017

foto_JI-300x300

Nella foto sinistra l’autore, Jacopo Iannacci

Per comprare il libro: http://www.giulioperroneditore.com/negozio/nuove-onde/prigioniero77/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...