Gli Stonati – Intervista allo scrittore Alessio Romano

di Silvia D’Egidio

Cannabis o non Cannabis, è questo il problema? No, naturalmente. Le problematiche relative questo argomento sono molteplici tuttavia la questione è spesso banalizzata ed offuscata (mi pare proprio il caso di dire) da una coltre di fumo verbale. Parlare di cannabis vuol dire non solo conoscere dinamiche sociali giovanili ma anche parlare di criminalità organizzata, di sanità, di malattia, aspetti che entrano a pieno titolo in un dibattito che in Italia non ha ancora il giusto respiro. Ad allargare le maglie di questa trama ci pensa Alessio Romano ideatore del manifesto letterario a favore della legalizzazione, Gli Stonati, in uscita il 28 settembre per NEO Edizioni. Già noto al pubblico per Paradise for All (Fazi 2005) e Solo sigari quando è festa (Bompiani 2015), Romano ha coinvolto in questo progetto venti tra i più noti scrittori italiani fortemente persuasi della necessita di andare oltre il proibizionismo idiota (inteso in senso etimologico) per affrontare il dibattito nella sua complessità. Dedicato alla memoria di Giacinto detto Marco Pannella, i proventi dei diritti d’autore saranno devoluti all’Associazione Luca Coscioni per sostenere la sua campagna di antiproibizionismo.

Com’è nata l’idea di costituire un manifesto letterario a favore della legalizzazione?

È successo dopo la morte di Marco Pannella, in assoluto il politico italiano che ho più stimato e probabilmente l’unico che mi abbia ispirato anche simpatia e affetto. Mi ricordo che il giorno della sua morte ero a Milano e aspettando in metropolitana ho letto della sua morte sul cellulare. Nonostante la sua malattia fosse nota da tempo la notizia mi ha davvero addolorato, come fosse morto uno scrittore o un musicista famoso. Perché Pannella era davvero una rock star. E ho subito pensato che mi sarebbe piaciuto fare qualcosa in sua memoria e che gli rendesse omaggio. E mi è venuta in mente la sua battaglia più popolare e famosa, quella per la legalizzazione delle droghe leggere. Sicuramente tra le tante sfide di Pannella è quella che ha più colpito la fantasia degli italiani, con lui che lancia erba dai suoi comizi. Ho creduto che potesse facilmente diventare il tema per tanti racconti, anche molto diversi tra di loro. Ma c’era da trovare dei validi compagni di strada…

E com’è avvenuta la selezione degli ‘stonati’?

Ho contattato tutti quelli che considero i migliori scrittori italiani viventi, tra quelli che sono anche miei amici o conoscenti personali. Non ci sperava per nulla, ma invece ho ottenendo quasi da tutti un consenso immediato ed entusiasta a partecipare. Solo un autore ha rifiutato perché contrario alla legalizzazione e perché non stimava Pannella. Altri invece avrebbero accettato volentieri, ma non avevano la possibilità di partecipare alla raccolta per via di vincoli contrattuali con i propri editori. A questi si sono aggiunti altri nomi che mi hanno suggerito i ragazzi della NEO (che ringrazio per avere creduto subito in questo progetto) e un paio anche dallo scrittore Gianluca Morozzi. È venuto fuori un gruppo eterogeneo, con autori anche molto lontani tra loro per età, genere, trama e stile di scrittura, ma sono davvero una squadra di cui vado fiero. 

Parliamo dei racconti. Che genere di testi andranno a comporre questa antologia?

Si va dalle memorie di Renzo Paris (non a caso considerato il papà italiano dell’autofiction) e del profondo sud di Gaetano Capelli, a racconti brillanti come quello di Melissa Panarello o di Luca Scarlini. C’è chi ha descritto la provincia e le sue criticità (come Marco Drago, Massimiliano Santarossa e Corrado Fortuna) e un gruppo di scrittori di genere di gran razza con i loro commissari, detective e malviventi (penso a Piergiorgio Pulixi, Francesca Bertuzzi, Romano De Marco e Marco Vichi). C’è perfino chi ha scomodato alieni e Spirito Santo (Gianluca Morozzi e Barbara Di Gregorio) mentre tematiche familiari sono al centro dei racconti di Paolo Zardi, Simone Gambacorta, Alessandro Berselli e Federica De Paolis che racconta come la sua protagonista e il fidanzato da giovani fumano di nascosto dei genitori e poi, una volta sposati, di nascosto dei loro figli. Le voci di Carlo Vanin, Stefano Bonazzi e Alberto Petrelli brillano per la loro originalità e per non farci mancare proprio nulla la favola postmoderna di Yasmin Incretolli è accompagnata dalle bellissime illustrazioni di Simona Binni.

Ogni racconto segue un proprio stile ma da ognuno emerge una limpida e fortissima volontà: quella di affrontare il dibattito nella sua completezza e con onestà. Pensi che sia possibile arrivare a questo in Italia?

Per anni avrei risposto di no, per via di una classe politica molto conservatrice e per la presenza ingombrate del Vaticano nelle scelte etiche della nostra nazione. Ma dopo l’elezione di Papa Francesco e soprattutto dopo quello che sta succedendo negli Stati Uniti d’America, il primo e più grade paese del proibizionismo, dove ora molti stati stanno legalizzando con successo l’uso terapeutico e ricreativo della marijuana, sono molto più fiducioso. Penso che sia partito un processo internazionale che porterà alla legalizzazione in tutto il mondo, paragonabile alle onde precedenti su temi come matrimoni civili ed eutanasia. La legalizzazione conviene allo stato che aumento le proprie entrate con le tasse, aiuta la lotta alla criminalità perché toglie benzina alle mafie e riduce la disoccupazione perché è un business che crea nuovi posti di lavoro. Qualsiasi governo potrebbe trovare nella legalizzazione la copertura per i suoi progetti di sviluppo economico o di aumento dello stato sociale. 

Quali sono gli elementi che ‘avvelenano’ il dibattito italiano su questo argomento rendendolo stagnante?

La retorica della lotta alla droga che non fa distinzioni tra leggere e pesanti e che è piena di stereotipi che in realtà sono anche fonte di grande disinformazione e di diffusione di paure sociali all’interno delle famiglie. Penso alla posizione di Giovanardi e di altri politici e commentatori che campano di una posizione che è contro qualsiasi tipo di logica e razionalità, ma che è una comoda bandiera per il loro elettorato, per fortuna sempre più piccolo.

Tra gli scrittori ce n’è uno d’eccezione, John Fante, con la citazione usata come ex ergo nella sezione “Uso occasionale”, brano tratto da Chiedi alla polvere. Cosa pensi avrebbe detto Fante sulla legalizzazione della cannabis?     

È una piccola citazione a cui tenevo perché è noto a tutti il mio amore per Fante. Ma non so risponderti perché per tanti versi Fante era di idee politiche conservatrici. Ma c’è un suo libro (credo “Il mio cane stupido”) dove, ormai padre di famiglia, scopre che il figlio partito militare ha piantato della marijuana in giardino. E lui reagisce alla scoperta non distruggendo la pianta, ma innaffiandola con cura tutti i giorni fino a che il figlio non ritorna.

C’è un racconto che ti è più caro tra tutti?

Forse non dovrei dirlo, ma sì, c’è. È il primo che ho scelto quando mi è venuto in mente il progetto e che ho poi deciso di mettere come chiusura del libro: quello di Sandro Veronesi. È un brano tratto da “Caos Calmo” (e sono grato sia a lui che alla Nave di Teseo per avere accettato di dare il permesso alla pubblicazione), il mio romanzo italiano contemporaneo preferito in assoluto. È un brano esilarante e al tempo stesso scritto in uno stato di grazia assoluto. Sono alcune delle pagine più bella della nostra letteratura. E si possono leggere come un racconto a se stante. Funzionano benissimo così, da sole.

Il libro è dedicato a Marco Pannella, un guerriero senza armi, che ha combattuto per anni questa come tante altre battaglie. Immagina di dover regalare una copia al vecchio Marco, quale dedica scriveresti?

Forse scriverei: A Marco, la lotta continua!” a stare a significare che i suoi ideali non sono affatto spariti con la sua morte.

(Pubblicato su La Città Quotidiano della provincia di Teramo il 28/09/2017)

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Alessio Romano è nato il 23/09/1978 a Pescara. Ha frequentato il liceo scientifico di Montesilvano. Nel 1997 si trasferisce a vivere a Bologna dove studia Lettere Moderne indirizzo Filologico.. Nel 2002 si trasferisce a Torino e frequenta il master Tecniche della Narrazione della Scuola Nel 2005 pubblica il suo primo romanzo “Paradise for All” (Fazi) considerato da molti critici letterari italiani come uno dei migliori debutti letterari degli ultimi anni. Nel 2007 si è laureato in Teoria della letteratura con una tesi su John Fante di cui è stato pubblicato un estratto sulla rivista letteraria “Quaderni del ‘900” grazie al contributo della Colifornia State University di Long Beach. Dal 2009 è direttore artistico del festival letterario “Montesilvano Scrive” che negli anni ha ospitato grandi scrittori (tra gli altri Dacia Marani, Paolo Giordano, Emanuele Trevi, Gaetano Cappelli, Marco Vichi, Marcello Simoni, Luca Scarlini, Paolo Nori, Diego De Silva e molti altri). Per Las Vegas Edizioni ha pubblicato il racconto “Dimentica il Burundi”. Dal 2011 si esibisce con “La Compagnia della Polvere” in reading musicali dedicati a John Fante, Charles Bukowski, la Beat Generation, Pier Paolo Pasolini, Jorge Louis Borges e la letteratura sud americana. È docente di corsi di scrittura creativa presso scuole, università, librerie e biblioteche.

Per acquistare il libro: http://www.neoedizioni.it/neo/catalogo/iena/gli-stonati/

Associazione Luca Coscioni: https://www.associazionelucacoscioni.it/

 

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