Od Ebra do Dunava dei Barcelona Gipsy balKan Orchestra

di Silvia D’Egidio

Scrive Richard Bach nel libro Illusioni: “raramente i membri di una famiglia nascono sotto lo stesso tetto”. Non esiste descrizione più calzante di questa per raccontare i Barcelona Gipsy balKan Orchestra, la band spagnola che si esibirà per la prima volta a Roma, giovedì 29 giugno, nei giardini di Castel Sant’Angelo, in occasione di Art City 2017.

Nata a Barcellona come evoluzione della Barcelona Gipsy Klezmer Orchestra, la band è composta da musicisti di sei paesi diversi: la voce è dell’incantevole Sandra Sangiao, viene dalla catalogna; il fisarmonicista Mattia Schirosa arriva dall’Italia; Stelios Togias, il percussionista, viene dalla Grecia; Julien Chanal, il chitarrista, é francese; Ivan Kovacevic, il contrabbassista, arriva dalla Serbia; Joaquìn Sánchez Gil al clarinetto, viene da Malaga e Oleksandr Sora violinista dall’Ucraina.

In breve tempo il gruppo si è fatto conoscere ed apprezzare in tutta Europa, tenendo concerti in oltre 25 paesi, durante i quali ha riproposto il patrimonio musicale gitano, klezmer, bosniaco, serbo, albanese, rumeno, russo e ottomano.

Brani che parlano d’amore e libertà, canzoni contro la guerra, canti rivoluzionari, un repertorio ricchissimo che scavalca le frontiere, geografiche e politiche, per abbracciare l’umano, nella sua ricca e meravigliosa complessità.

Più ci si immerge in questo paesaggio sonoro variopinto e più si scopre quanto questo gruppo sia la rappresentazione in piccola scala di quello che dovrebbe essere l’Europa, “l’antica penisola del tramonto”, per dirla con Vàclav Havel, che invece di farsi unita si sta scomponendo, lacerata da frontiere e filo spinato. Al contrario la loro musica protegge le diversità, si incarna in esse, le fa fiorire, per restituirle a noi in forma di canto.

Non è un caso se il primo lavoro come Barcelona Gipsy balKan Orchestra è stato Europa cierra la frontera-Soundtrack, una raccolta di sette brani (più una bonus track), colonna sonora dell’omonimo documentario realizzato da Carlos Spottorno e Guillermo Abril. Come pure non è casuale che il loro concerto abbia concluso la più grande manifestazione mai organizzata in Europa a favore degli immigrati che ha visto marciare lungo le strade di Barcellona oltre 500.000 persone.

L’ultimo album della band spagnola, Od Ebra do Dunava (2016), ci apre le porte ad un Oriente escluso ormai dalla nostra geografia mentale e sostituito con l’est, “freddo monosillabo astronomico”.

Impossibile non lasciarsi travolgere dal fascino del brano Put Putuje, canzone popolare bosniaca, o commuoversi al ritmo cupo e incalzante de El testament d’Amelia, appartenente alla tradizione catalana. Balliamo al suono del bulgara Sandansko Horo e della sinuosa e arabeggiante Bint al Shalabiya. Voliamo in Russia con Ciganochka per finire tra i gitani con il brano la Romniasa.

Siamo in viaggio lungo un territorio vastissimo e ricco di storie e musiche che la band ha caratterizzato con il proprio stile e arricchito con nuove sonorità. Allora l’andare diventa ritmo e il ritmo diventa musica: ‘camminiamo il cammino’ e lungo le dodici “tappe” di cui l’album si compone, sentiamo il coincidere dei suoni con il paesaggio, con la storia e con la cultura che hanno abitato quelle terre.

Ed è a questo punto, giunti quasi alla fine, che comprendiamo davvero il senso di questo andare. Od Ebra do Dunava non è solo un viaggio scandito dal tempo di un concerto. Siamo partiti leggeri dalle sponde del fiume Ebro per giungere ai piedi del Danubio e lungo il cammino ci siamo nutriti di storie e di musica ed abbiamo imparato la più importante delle lezioni: considerare la diversità come un valore da abbracciare, come uno spazio nel quale incontrarsi per (con)vivere.

Questi artisti visionari non solo ci regalano l’emozione di un viaggio sonoro come non se ne fanno più, ma insegnano anche ad aprirci al dialogo e riscoprire che “tutto quello che è umano non ci può essere estraneo”, parafrasando Terenzio.

La musica dei BGKO diventa così un ponte tra le civiltà, un passaggio sull’insidioso mare della paura che lambisce questo nostro tempo ed è capace di erodere radici, storia, identità, per lasciarci soli e senza memoria.

 

Foto in copertina: Laura Soriano

Evento: https://www.facebook.com/events/110995566168793/

BGKO: http://bgko.org/

 

 

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