Van Gogh Alive – The Experience

di Silvia D’Egidio

Nel film “Sogni”, Akira Kurosawa catapultava il protagonista nei più celebri quadri di Vincent Van Gogh. Era il 1990 e il regista giapponese era riuscito ad annientare la parete trasparente che divide lo spettatore dal quadro. La domanda è d’obbligo: può la tecnologia amplificare la nostra esperienza visiva, al punto da annullare la distanza e permetterci così di vivere nell’opera d’arte?

Partendo da questa suggestione, l’azienda australiana Grande Exibition in collaborazione con Ninetynine mette a servizio dell’opera di Vincent Van Gogh, uno tra i più grandi pittori di tutti i tempi, una tecnologia capace di riproporre le immagini dei dipinti in grandissime proporzioni e soprattutto in alta definizione: Sensory4™.

La mostra multimediale, dal titolo Van Gogh Alive – The Experience, allestita nel cuore di Roma, più precisamente nel Palazzo degli Esami di Trastevere, sarà aperta fino la 26 marzo 2017 e offrirà la possibilità agli avventori di godere dello splendore dell’opera del maestro olandese da un punto di vista particolare.

Cinquanta proiettori HD mostreranno oltre tremila immagini dei celebri quadri su pareti, soffitti, pavimenti, arredando così lo spazio con colori e luci in un percorso sensoriale che coinvolgerà non solo la vista ma anche l’udito. Le immagini scorrono infatti al ritmo delle musiche di Vivaldi, Ledbury, Satie, Schubert, Bach, Godard, Handel. Una colonna sonora d’eccezione per una mostra altrettanto eccezionale che porta avanti un progetto ambizioso: quello di scardinare l’esperienza visiva tradizionale per ridefinirla in termini di pixel.

Il percorso si articola in due stanze che ripropongono, in quaranta minuti, la storia artistica e personale del pittore di Zundert, il racconto di una vita contrassegnata da ideali infranti, povertà e delusioni, causa di quei tormenti interiori che lo condurranno al suicidio. Lontano dall’essere “il genio pazzo” che l’opinione popolare voleva, Van Gogh era un uomo colto, dal pensiero lucido e profondo, espresso nelle innumerevoli lettere indirizzate al fratello Theo, che vanno a costituire il più importante testamento spirituale mai lasciato da un artista. Il viaggio multimediale ci conduce nelle notti di Arles “più variopinte del giorno”, come scrisse, nei campi di girasole tanto amati dal pittore, nelle campagne e nei cieli stellati di Saint Rémy, per arrivare, ai campi di grano di Auvers-sur-Oise, ultima tappa del viaggio umano e artistico di Van Gogh.

L’esperienza è senza dubbio suggestiva e abbagliante ma incompleta. Non più dunque l’esplorazione diretta dell’opera ma una visione mediata, da supporti video di ultimissima generazione. Allora forse la domanda dovrebbe essere un’altra: può la tecnologia ipermoderna valorizzare un classico dell’arte contemporanea? Solo in parte.

Accedere ad un’esperienza di questo tipo vuol dire conquistare una nuova dimensione visiva ma anche (e inevitabilmente) perdere quell’intimità che si stabilisce con l’osservazione vis-à-vis del quadro, quando soli davanti alla tela, davanti a quella storia fatta di colori spessi e vibranti, siamo noi a stabilire il tempo del viaggio.

Pubblicato sul quotidiano La Città della provincia di Teramo il 3/12/2016

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...