Massimiliano Larocca canta Dino Campana

di Silvia D’Egidio

Ci sono delle differenze ben definite tra la musica e la poesia. Tuttavia quando queste due forme d’arte emergono insieme e si potenziano reciprocamente, danno vita a qualcosa che non è più solo poesia nè solo musica ma un’entità ineguagliabile.

È quello che avviene in Un mistero di sogni avverati, il nuovo album del cantautore toscano Massimiliano Larocca, elaborazione musicale di 13 componimenti tratti dai Canti Orfici di Dino Campana.

Poeta vagabondo e visionario, Campana ha avuto la sensibilità di anticipare tematiche poi riprese dagli stessi autori che si erano affrettati a dimenticarlo. Forse a causa di quella ‘follia’ che lo aveva posto al margine dell’esistenza. Ma a bene vedere la ‘follia’ di Campana non era altro che una maniere di ‘andare fuori di sè’, per dirla con Aristotele, uno spingersi oltre per ascoltare meglio l’inudibile. I suoi versi “balzani”, come egli stesso li definiva, hanno la forza di arrivare al fondo inconoscibile della realtà.

Indicativo è il titolo che Larocca sceglie per l’album, Un mistero di sogni avverati, verso del testo Une femme qui passe, secondo traccia, esempio perfetto della poesia fantasmagorica di Campana, una poesia capace di evocare in rapida successione realtà e fondi remoti, immagini e luci, colori e oscurità.

A questo punto va fatta una precisazione. Massimiliano Larocca non si limita a recuperare un autore troppo presto dimenticato. Il cantautore fiorentino percorre un terreno insidioso per via di quella malasana abitudine che fa considerare la canzone un espressione meno nobile della poesia.

Dunque il rischio era quello di scrivere una musica senza personalità, che fosse solo sfondo del testo poetico e quindi completamente al servizio di questo. Al contrario, Larocca compone musiche che si fondono con l’andamento bizzarro dei versi, si serve di sonorità e generi differenti che riesce ad armonizzare tanto da farne compagni ideali della poesia colorata di Campana.  La musica disegna paesaggi sonori che possono essere variopinti e luminosi, come nel brano “Vi amai nella città dove per sole”, ma anche cupi e desolati come accade in “Poesia facile”.

L’accordo tra le note e le parole è totale: si pensi per esempio all’organetto nel brano “Barche amorrate”, che pare inseguire il movimento delle “vele che schioccano e frustano al vento” o la corrispondenza tra la chitarra acustica e le parole nel brano “La sera di fiera”; la melodia del pianoforte su cui rimbalza la voce straniera del brano “Il russo”, la voce densa di Larocca ne “La petite promenade du poète” che apre il disco e la stessa voce che si fa soave per interpretare “In un momento”, l’ultima canzone.

Curioso poi è l’aspetto (o forse dovremmo dire l’assetto) geografico di questo album: i musicisti che Larocca ha coinvolto per l’occasione provengono dalla Romagna e dalla Toscana, esattamente come il nostro poeta di frontiera originario di Marradi, piccolo borgo a cavallo tra le due regioni. Troveremo così da un lato il toscano Riccardo Tesi, direttore dei lavori, all’organetto diatonico e alle tastiere e dall’altro, gli esecutori creativi, i romagnoli Sacri Cuori, al secolo Antonio Gramentieri alle chitarre elettriche ed acustiche, Diego Sapignoli alla batteria e alle percussioni,  Francesco Giampaoli al basso elettrico. Questi artisti danno vita ad un dialogo musicale che si muove tra la modernità e la tradizione, in un perfetto equilibrio di suoni, strumenti e generi.

Ma le collaborazioni non finiscono qui. Ci sono altre tre le voci/ospiti che danno vita alle anime del poeta: quella di Cesare Basile, voce e chitarra nel brano “Poesia facile”; quella dell’ex collaboratore di Nick Cave and Bad Seeds, Hugo Race  voce straniera e alienante nella poesia “Il Russo”; e in fine Nada con la sua voce sontuosa che recita “La sera di fiera”, una poesia intima dolce e al contempo spietata, il momento più intenso dell’album.

Un album pensato 15 anni fa, quando fu chiesto al cantautore fiorentino di lavorare sui testi di Campana nel laboratorio teatrale della compagnia Chille de la Balanza, all’interno dell’ex-manicomio di San Salvi, luogo nel quale lo stesso Campana era stato ricoverato.

In questi 15 anni di gestazione le canzoni si sono alimentate, trasformate ed infine hanno trovato la giusta forma per venire alla luce e quindi a noi. Allora senza dubbio il merito più grande di Massimiliano Larocca è proprio questo: aver legato la poesia di Dino Campana alla vita e averla fatta diventare canzone, una canzone per noi.

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