Intervista a Silvio Di Eleonora

di Silvia D’Egidio

E noi Sezioni alpine, dobbiamo essere all’avanguardia per la resurrezione dell’Abruzzo, destinato ad acquistare presso tutto il mondo la rinomanza e la fama che altri paesi han saputo acquistarsi pur non essendo più belli e pittoreschi del nostro.” Con questi obiettivi nasceva la Sezione del Club Alpino Italiano di Teramo nel 1914 e a raccontarcelo è Silvio Di Eleonora, ricercatore ed autore del libro Club Alpino Italiano. Sezione di Teramo. Gli esordi (Ricerca&Redazioni, 2016, 120 p., ill., brossura € 21,25)

Una storia emozionante quella raccontata dal ricercatore di Isola del Gran Sasso, che ripercorre i sentieri del tempo, attraverso documenti, riviste e foto d’epoca, fino ad arrivare al 6 febbraio del 1914, per raccontare la nascita della Sezione del Club Alpino Italiano di Teramo.

A distanza di poco più di 100 anni dalla fondazione, la Sezione teramana del C.A.I si arricchisce di un nuovo capitolo, un volume suggestivo e dettagliato che celebra non solo la nascita della Sezione ma l’aspirazione e i sogni di uomini che avevano prima di tutto a cuore la tutela e lo sviluppo dei nostri meravigliosi altipiani, “le montagne millenarie, forme grandiose e sacre della nostra stirpe” (Cav. Dott. Berardo Montani, Presidente della Sezione del Club Alpino Italiano di Teramo).

Come è nata l’idea di raccontare la storia della Sezione del Club Alpino Italiano di Teramo?

L’idea è nata nel 2014 per iniziativa del sottoscritto, del presidente della Sezione C.A.I., Luigi De Angelis, dell’editore Giacinto Damiani e di Barbara Marramà, per celebrare il centenario della Sezione, fondata nel 1914. L’impegno era quello di far uscire il libro nel 2014 ma purtroppo non ci siamo riusciti sia per morivi di carattere burocratico che (e soprattutto) per carenza di informazioni e di fonti documentarie disponibili. Abbiamo indagato in tanti posti, presso gli archivi delle sedi ufficiali del C.A.I., da quello locale di Teramo, a quello regionale, a quelli nazionali di Torino e di Milano, ma senza purtroppo trovare alcunché. L’impresa di scrivere una storia, anche pur minima e riduttiva, sembrava impossibile. Ma non ci siamo arresi.

Che strade avete percorso per reperire il materiale necessario viste le difficoltà iniziali?

Abbiamo continuato ad indagare cambiando direzione e luoghi di ricerca: ci siamo messi con maggiore lena e passione a ricercare notizie, informazioni, documenti, immagini, fotografie, presso archivi privati, biblioteche, uffici, famiglie private, soci C.A.I., e così via. La fonte documentale di gran lunga più produttiva è stata la Biblioteca provinciale “Melchiorre Delfico” di Teramo, presso la quale è conservata una preziosa raccolta di giornali e di riveste che raccontano i fatti di ogni tipo della vita di Teramo e provincia da prima del 1900 alla fine della seconda guerra mondiale. Vi abbiamo lavorato per mesi e mesi con pazienza certosina ed attenzione. Abbiamo sfogliato quasi tutti i giornali del tempo, da “L’Araldo Abruzzese”, al “Corriere Abruzzese”, all’Italia Centrale”, a “Il Gazzettino di Teramo”, alla “Rivista Teramo”. In tal modo siamo riusciti a comporre questo libro.

Che risonanza ebbe all’epoca questo evento?

La Sezione nasce quasi in sordina. Dei tanti giornali che a quel tempo uscivano a Teramo, solo “L’Araldo Abruzzese” ne dà una stringata notizia. La Sezione teramana del Club Alpino Italiano – dice testualmente – nasce nella serata del 6 febbraio 1914 presso i locali del Club Sportivo “Teramum”. Ne elenca i componenti del Direttivo e le altre persone che ne formavano l’Assemblea. Era tutta gente di prestigio: alla Presidenza venne eletto il Cav. Dott. Berardo Montani, alla Vicepresidenza il Prof. Mario Allegretti, e l’Avv. Ricciardo Cervini; alla Segretaria Giuseppe Scarselli e come Cassiere Italo Fraticelli.

Che tipo di società era quella teramana agli inizi del XX secolo?

La società teramana era una società profondamente montanara. La maggior parte della popolazione della provincia era in montagna. Nei tanti paesi, disseminati alle pendici dei Monti della Laga e del Gran Sasso, e lungo Valli del Tronto, del Tordino, del Vomano, del Mavone e del Fino. Teramo era a mezza strada la montagna e il mare, ma guardava più alla montagna che al mare. Lo dimostra la nascita della Sezione C.A.I. che sorse con lo scopo di guardare alla montagna principalmente come prospettiva di sviluppo economico e di rinascita sociale.

Tra le tante iniziative promosse dalla Sezione di Teramo ci sono quelle per la Valorizzazione delle zone montane. Me ne parli

Gli scopi e le iniziative della Sezione di Teramo erano le stesse di tutte le Sezioni C.A.I. d’Italia, ed erano quelle dettate dal’art. 1 dello Statuto Nazionale del Club Alpino Italiano che testualmente recita: Il Club Alpino Italiano (C.A.I.), fondato in Torino nell’anno 1863 per iniziativa di Quintino Sella, libera associazione nazionale, ha per scopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale.

Dunque alpinismo, studio e difesa dei valori delle montagne.

Non solo. Le Sezioni situate in zone di Montagna vedevano nella montagna non solo questi aspetti, ma anche e soprattutto quelli legati alla vita della gente della montagna, come risorsa di vita, l’unica vera risorsa che permettesse di viverci e di rimanerci. Tutte le attività lavorative che vi si praticavano erano legate ad essa: i boschi, i prati pascolo, i torrenti, i sentieri, erano l’unica ricchezza di cui potevano disporre. Lavori poveri, umili, ma i soli che permettevano loro di sopravvivere. Non solo, ma, sognando un po’, pensavano che la montagna potesse dare loro un futuro migliore, più umano e più giusto.

La montagna come luogo di rinascita socio culturale

Esattamente. Per rendersene conto basta ascoltare le parole che proferivano a tale proposito i rappresentanti più qualificati delle Sezioni abruzzesi nei due congressi regionali che si tennero a Caramanico e Palena: più che di alpinismo, si parlò di montagna e dei suoi problemi, di viabilità, di rifugi e di alberghi, di lavoro e di vita sostenibile. Si parlò innanzitutto di sviluppo e di turismo, guardando alle Alpi, alla Svizzera in particolare, da prendere ad esempio e da imitare.

Un viaggio di questo tipo nel tempo riserva sempre moltissime sorprese. A lei che sorprese ha riservato scoprire la storia della Sezione del Club Alpino di Teramo?

Un viaggio nel tempo, vissuto attraverso fonti documentali di prima mano, è sempre una bella cosa, affascinante e sorprendente. Ti dà la possibilità di entrare in quel tempo, di vederne i luoghi e le persone, di partecipare quasi agli eventi che vi si svolgevano, di vivere i sentimenti, le passioni, i dolori e le sofferenze della gente di quel tempo. D’altra parte è il tempo dei nostri avi, dei nostri luoghi. Una ricerca poi fatta sui giornali e riviste dell’epoca ci porta a conoscere tante altre cose che non ti aspettavi di trovare ma che sono altrettanto importanti per la conoscenza complessiva degli eventi.

Questo volume è senza dubbio un contributo prezioso alla storia del territorio, ma è anche il canto di un figlio alla sua terra.

Io personalmente che non mi considero uno storico, ma un semplice ricercatore, che vive da sempre in un paese di montagna, che ha esplorato quasi tutti i luoghi delle nostre zone montane, ogni qual volta scopro un qualcosa di nuovo e di interessante, provo emozioni e sentimenti profondi e forti, difficili da esprimere.

Pubblicato sul quotidiano della provincia di Teramo, La Città, il 21/06/2016

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