INTERVISTA A CONCETTO BENIZI

di Silvia D’Egidio

Il Risorgimento è stato senza dubbio un momento epico della nostra storia nazionale. Eppure non è stato raccontato in tutte le sue sfaccettature. Non esiste ad esempio una bibliografia della storia del risorgimento abruzzese. Lo sa bene il ricercatore Concetto Benizi che all’argomento ha dedicato quarant’anni della propria vita ed un interessante volume dal titolo Il Risorgimento a Colonnella – Frontiera nord orientale del regno borbonico (edito da Marte Editrice, 2013, p.251). Attraverso uno studio puntuale e metodico dei documenti dell’archivio di stato di Teramo, di Ascoli e di Colonnella, Benizi ha riportato alla luce la storia di una terra di confine, Colonnella, che ha avuto il privilegio di osservare il disfacimento del regno borbonico è la nascita della nazione italiana.

Com’è nata l’idea di questo libro?

Quando si parla di Risorgimento italiano i primi luoghi che vengono in mente sono la Lombardia, la Sicilia, il Piemonte. L’Abruzzo non è quasi mai menzionato. Questo è strano dal momento che l’Abruzzo, e più precisamente la linea del fiume Tronto, era il confine nord orientale del regno borbonico. Qui è passato il re Vittorio Emanuele II e l’esercito piemontese. Come è possibile che nessuno abbia lasciato una testimonianza scritta? Questo lembo di terra è stato protagonista di uno dei momenti più importanti della storia della nostra nazione. Per questo motivo ho deciso di dedicarmi all’argomento.

Capita spesso, dopo anni di ricerca, che la chiave di volta sia in un dettaglio, quasi un imprevisto. È stato così anche per lei?

Sì in effetti. Tra una ricerca e l’altra mi sono imbattuto per caso in una nota al margine di un documento che riportava la seguente dicitura “festeggiamenti per il novello regime”. Ero stupefatto. Mi resi conto immediatamente che la mia ricerca era arrivata ad un punto cruciale. Approfondendo gli studi all’Archivio di Stato di Teramo, ho avuto modo di analizzare i testi originali di tutte le spese che fece il comune di Colonnella per festeggiare il passaggio di Re Vittorio Emanuele II. Avevo finalmente imboccato la strada giusta.

Colonnella come terra di confine. Privilegio o condanna?

Io credo che sia un punto privilegiato. È vero che la zona di confine è più a rischio di altre, ma è anche luogo di incontro, di contaminazione culturale tra noi e l’altro. Nel caso di colonnella questo contatto è testimoniato da tutta una serie di scambi di libri e documenti tra i vari nobili delle Marche e dell’Abruzzo. In queste vicende poi la zona del Tronto assume anche un’importanza politica non indifferente: era una linea di confine tra due regni. Dunque il passaggio di re Vittorio Emanuele II visto in quest’ottica assume una connotazione del tutto speciale.

Allora per quale motivo la famiglia reale ha ordinato solo nel 1859, al generale Giuseppe Salvatore Pianell, di rafforzare militarmente il confine? L’Italia era in fermento, la situazione politica cambiava di mese in mese.

Perché i Borboni si erano chiusi al loro interno. Si consideravano immuni alle grandi trasformazioni che stavano interessando il Paese. Loro si sentivano protetti dal mare da un lato (considerata anche la loro potente flotta navale) e a nord dallo Stato Pontificio. Lo stesso Cavour cercò di avere un intesa con Francesco II ma senza risultato.

Alla fine questo atteggiamento di chiusura è costato alla famiglia reale borbonica il disfacimento del proprio regno.

Certamente. Si arrivò addirittura all’assurdo: furono gli abruzzesi stessi a chiamare il re per farlo entrare nei confini del regno borbonico. Tra queste persone ritroviamo anche il sindaco di Colonnella dell’epoca, Bernardo Oddi. Il re rispose alla richiesta con queste parole “io non vengo ad imporre la mia volontà ma a far rispettare la vostra”. In questo percorso attraversò anche Giulianova. La statua di Vittorio Emanuele II che troviamo in piazza della Libertà a Giulianova Paese è stata eretta proprio in quell’occasione.

Che tipo di ricerca ha compiuto e di quali strumenti si è avvalso per ricomporre questa storia?

Ho avuto modo di analizzare i documenti dell’archivio del comune di Colonnella, dell’archivio statale di Teramo e di Ascoli, partendo dai documenti contabili, nei quali erano riportate tutte le spese effettuate per il passaggio del re.

Come dicono in un noto film “bisogna seguire i soldi per arrivare alla verità”

Esattamente. Per i comuni il passaggio delle truppe era una spesa notevole da affrontare. È stato proprio grazie alla registrazione di quei conti che ho scoperto gli avvenimenti del Risorgimento Abruzzese.

Nelle prime pagine del volume ho notato la bella dedica rivolta ai cittadini di Colonnella. Mi ha molto colpita.

Mi fa piacere che l’abbia notata perché mi dà l’opportunità di ringraziare ancora una volta tutti quelli che mi hanno accompagnato in questa ricerca. Ho lavorato a colonnella per 44 anni, sono stato accolto benissimo da persone generose e disponibili e se questo libro è venuto alla luce è senza dubbio anche merito di quanti mi hanno sostenuto nel percorso.

Pubblicato sul quotidiano della provincia di Teramo, La Città, il 12/06/2016

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