La sposa bambina

di Silvia D’Egidio

Nel mondo, ogni giorno, 37.000 bambine sono costrette a sposarsi. Queste bambine subiscono violenze fisiche psicologiche e proprio da chi dovrebbe proteggerle. Si fa fatica a credere che questo orrore sia ancora possibile. Lo sa bene la regista yemenita Khadija Al-Salami, che ha deciso di denunciare questi abomini con un film struggente che non lascia spazio all’immaginazione: La sposa bambina. Tratto dal libro I am Nojood, age 10 and divorced di Nojoud Ali e della giornalista Delphine Minoui, il film è stato patrocinato da Amnesty International e proiettato al palazzo di vetro dell’ONU.

Nello Yemen le bambine sono costrette a sposarsi, secondo il volere della famiglia e di tradizioni assurde che l’integralismo wahabita ha cristallizzato nel tempo. Nojoom (Reham Mohammed) ha solo 10 anni quando viene data in sposa dal padre ad un uomo di 22 anni più grande di lei. Subito dopo le nozze, durante le quali Nojoom baratta la fede con una bambola, il marito la porta in un piccolo villaggio della periferia. Lì, tra le mura domestiche e lo sguardo severo della suocera, Nojoom perderà la sua innocenza. Il marito la costringe a lavorare durante il giorno e abusa di lei durante la notte. Chiusa in bagno per sfuggire alle violenze Nojoom batte la testa contro il muro fino a perdere i sensi. Non riuscendo a sottometterla, la suocera e il marito decidono di restituirla al padre. Una volta a casa la bambina riesce a scappare e a raggiungere il tribunale per chiedere il divorzio, un atto deflagrante per una comunità che non concepisce alternative alle proprie crudeli tradizioni.

Con uno stile netto, pungente e sincero, senza mai appiattire le sfaccettature di una realtà molto complessa, Khadija Al-Salami descrive una società nella quale coabitano ignoranza e miseria, un mondo nel mondo, in cui le bambine sono merce di scambio e l’infanzia non esiste.  Nel farlo la Khadija racconta anche la sua storia di sposa bambina. La regista yemenita ha infatti vissuto lo stesso incubo della piccola Nojoom, ma diversamente dalla protagonista del film, Khadija ha tentato il suicidio per porre fine a quell’incubo bevendo un’intera bottiglia di candeggina.

Nojoom come Khadija, non sono le uniche vittime di questo sistema, sono vittime anche i suoi carnefici: il padre che la vende alla stregua di una capra, la madre che ha sua volta ha subito questo trauma e non fa nulla per evitarlo alla figlia, perfino il marito è una vittima. Sono tutti vittime dell’ignoranza e della povertà.

La sposa bambina è un film che ha la potenza di uno tsunami, grida la verità e al tempo stesso celebra il coraggio di una bambina che ha scritto nel nome il suo destino: Nojoom in yemenita significa “le stelle”.

Pubblicato sul quotidiano della provincia di Teramo, La Città, il 14/05/2016

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