Benvenuti ma non troppo

di Silvia D’Egidio

Immaginiamo per un momento di dover condividere per forza la nostra casa con dei perfetti sconosciuti. Quale sarebbe la nostra reazione? Saremmo disponibili e accoglienti? Oppure ci riveleremmo una manica di benpensanti, generosi solo all’apparenza, ma nel profondo gretti e meschini? La regista francese Alexandra Leclère tenta di dare una risposta a queste domande con il suo nuovo film “Benvenuti… ma non troppo”, nel tratta un tema tanto attuale quanto spinoso: quello dell’accoglienza.

Le vicende si svolgono a Parigi. La capitale è stretta in una morsa di ghiaccio e l’amministrazione (di sinistra) impone ai cittadini di ospitare nelle proprie abitazioni clochard, migranti, gente in difficoltà senza fissa dimora. La notizia getta in grande sconforto le famiglie del civico 86, in Rue Du Cherce Midi. Il condominio è abitato da una coppia di destra (Karin Viard e Didier Bourdon), una coppia di sinistra (Valeri Bonneton e Michel Vuillermoz), un omosessuale stravagante (Patrick Chesnais), una portinaia fascista (Josiane Balasko) e una coppia di anziani ebrei, terrorizzata all’idea di poter rivivere l’orrore dei campi di concentramento. Costretti alla convivenza forzata, i condomini confusi e spauriti, si ritroveranno a fare i conti non tanto con i nuovi inquilini quanto con le proprie meschinità e debolezze.

In primo piano troviamo due famiglie: i Dubreuil, i conservatori, e i Bretzel, i radical chic: apparentemente rigidi i primi, apparentemente tolleranti i secondi, entrambi rappresentano in miniatura le due facce della società. Attorno a loro si muovono silenziosi gli ‘ospiti’ stranieri, spettatori inermi, che si limitano ad osservare gli sprezzanti e in alcuni casi goffi tentativi di accoglienza delle famiglie, senza mai intervenire. Tutti vivono le stesse paure e gli stessi dubbi e malgrado questo saranno costretti a prendere atto della realtà che a ben vedere non è così terrificante come l’avevano immaginata.

In un condominio che ha tutta l’aria di essere, in piccolo, il mondo di oggi, Alexandra Leclère mette in scena una commedia corale, fatta di stereotipi, cliché e humor nero, in cui serpeggia l’idea che infondo “siamo tutti un po’ razzisti”. La regista francese, si ispira al cinema italiano (in particolare a “Brutti, sporchi e cattivi” di Ettore Scola) e rilegge in chiave comica l’attualità. Il risultato è un film divertente e serio allo stesso tempo, tempestato di cliché nei quali tenta di non cadere (anche se non sempre ci riesce), che alla fine lascia lo spettatore nella sua poltrona con un sorriso e una domanda: ma io cosa farei?

Pubblicato sul quotidiano La Città della provincia di Teramo il 30/04/2016

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