Ustica

di Silvia D’Egidio

Bologna 1980. Dall’aeroporto di Borgo Panigale Domenico Gatti, comandante dell’aereo di linea Douglas DC-9 dell’Itavia, è pronto a partire alla volta di Punta Raisi. L’atterraggio è previsto per le 21.13. Il volo segue la sua rotta lungo la aerovia ‘Ambra 13’ come da manuale fino a quando, alle 20.59, il segnale scompare dai radar della torre di controllo. Alle 21.55 l’aereo viene dichiarato disperso.

Era il 27 giugno del 1980 e quel giorno si scriveva una delle pagine più atroci e meno nobili della storia di questa nazione.

Com’è noto, il DC-9 dell’Itavia non arriverà mai a destinazione ma, squarciato in volo, si andrà a schiantare nel lembo di mare tra Ponza e Ustica. Lì troveranno la morte ottantuno persone, (quattro membri dell’equipaggio e i settantasette passeggeri, di cui tredici bambini), sepolti da menzogne e depistaggi, verità scomode e segreti di stato.

Renzo Martinelli prova a suo modo a raccontare una delle possibili cause di quell’immane tragedia con il film Ustica – La quarta verità, nelle sale da giovedì 31 marzo. Girato in poco più di un mese tra Sicilia, Basilicata e Toscana, il film racconta la vicenda attraverso le storie di tre personaggi inventati: Roberta Bellodi (Caterina Murino), giornalista siciliana, che nella tragedia perde la figlia di nove anni; Corrado Acquaformosa (Marco Leonardi), parlamentare italiano, membro della commissione d’inchiesta incaricata di far luce sui fatti; Valja (Lubna Azabal), moglie di Corrado testimone oculare dello schianto di un aereo militare libico sulle montagne calabresi. La stampa parla subito di cedimento strutturale, poi di una bomba chiusa nel bagno del velivolo ed infine di un missile che avrebbe provocato la distruzione del DC-9. Tuttavia i tre non si lasciano convincere dalle voci ufficiali e cercano di fare luce sulla vicenda portando avanti un’indagine privata. A vincere alla fine sarà la ragione di stato, come afferma Corrado (Marco Leonardi) in un momento del film: «non sono gli storici a scrivere la storia, chi la scrive è soltanto la ragion di Stato. E così il tempo passa e la cenere dei giorni passati copre ogni cosa lasciando soltanto quel che la ragion di Stato ha scritto. E per tutti quanti quella sarà l’unica verità».

Martinelli torna ad occuparsi dei lati più oscuri della storia italiana (come aveva fatto con La piazza delle cinque lune e Il Vajont) con un film che tenta di scalfire il muro di omertà sulla strage di Ustica. Il regista di Cesano Maderno da corpo alla quarta ipotesi ovvero quella della collisione in volo tra il DC-9 e un caccia F5E dell’aviazione americana che, insieme ad un altro velivolo (probabilmente francese), dava la caccia ad un Mig libico nascosto sotto la scia dell’aereo italiano e per questo non rilevato dai radar della torre di controllo. La sceneggiatura, per la quale Martinelli si è avvalso della collaborazione di due ingegneri aeronautici, è frutto dello studio, durato tre anni, delle cinquemila pagine di indagini affidate al regista dal giudice Rosario Priore.

Sebbene la recitazione eccessivamente enfatica, l’esasperato uso degli effetti speciali e una sceneggiatura non sempre all’altezza, rendano il film a tratti goffo e retorico, si deve comunque a Martinelli l’impegno e la volontà di affrontare uno dei casi più oscuri della storia italiana. Quello che è davvero inaccettabile invece è che a ricercare la verità sia ancora una volta il cinema e non le istituzioni.

A distanza di trentasei anni da quella notte non c’è pace per le famiglie delle ottantuno vittime di “quell’atto di guerra avvenuto in tempi di pace”: Ustica è ancora una parola che fa venire i brividi, è una macchia di sangue nella storia nazionale, è il luogo nel quale a vincere non è stata la verità ma la ragione di stato.

Pubblicato sul quotidiano La Città, della provincia di Teramo il 2/04/2016

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