La corrispondenza

di Silvia D’Egidio

Un tempo era la carta e l’inchiostro, l’attesa e il desiderio. Oggi sms, mail e videochiamate. Le nostre conversazioni si riassumono ed esauriscono in pochi secondi o meglio in pochi click. La tecnologia prende il posto della tradizione e ridisegna la geografia e gli equilibri del mondo. Nell’era della comunicazione digitale, come si ridefinisce il rapporto a due e di conseguenza come cambia la comunicazione di coppia?

Giuseppe Tornatore tenta di dare una risposta con il suo ultimo film, di cui è anche sceneggiatore, La corrispondenza, terza pellicola girata in inglese, produzione firmata Paco Cinematografica con Rai Cinema, in uscita giovedì 14 gennaio.

Niente a che vedere dunque con i più noti precedenti letterari come Anais Nin e Herry Miller, Flaubert e Colet o i nostri Alleramo e Campana. Qui a farla da padrona è la tecnologia che si sostituisce all’inchiostro e alla carta.

La storia è raccontata dal punto di vista di lei, Amy Ryan– Olga Kurylenko – una giovane studentessa fuori corso, stuntman di professione, che da sei anni ha una relazione, intensa quanto segreta, con un professore di astrofisica, Ed Phoerum – l’incredibilmente bravo Jeremy Irons. Sin da subito il rapporto è minato dall’ assenza, il professore infatti risiede con la sua famiglia ad Edimburgo, lontano da Amy. I due amanti tentano di colmare il vuoto con una fitta corrispondenza che li tiene continuamente in contatto: il loro amore si nutre di mail, sms, video chat e telefonate. All’improvviso però il professore interrompe il rapporto con la giovane amante e scompare lasciandole solo un’innumerevole serie di tracce: mail, video, pacchi, messaggi telematici e non.

Quello che inizialmente è dialogo tra due amanti, seppur demandato per gran parte ai supporti tecnologici, si trasforma improvvisamente in un monologo della protagonista che si esaurisce alla fredda luce di uno schermo. Non più la corrispondenza dunque ma un dialogo con l’assenza.

La domanda che sottintende il regista è chiara: abbiamo tentato di vincere i limiti spazio/temporali con gli strumenti tecnologici, ma siamo davvero riusciti nell’impresa?

La risposta, per Tornatore, è nelle stelle o meglio nel dialogo/corrispondenza con queste. È la ragazza stessa a rivelarlo quando sostiene che il dialogo con gli astri sia un dialogo con qualcosa che è già morto ma la cui luce – la cui vita – continua ad arrivare fino a noi anche dopo il loro effettivo spegnimento. Metafora del rapporto tra i due protagonisti ma anche ulteriore ammissione che l’amore arriva là dove la tecnologia fallisce.

Da una parte dunque la tecnologia alienante, che fa perdere di vista il reale, i termini veri della comunicazione e che non riesce a colmare il vuoto temporale (velocità non vuol dire eternità); dall’altra l’amore come unico vincitore, capace di oltrepassare ogni barriera, anche quella spazio/temporale, arrivando là dove i congegni della modernità non possono.

Giuseppe Tornatore fa parlare il più classico degli amori con un linguaggio moderno, fatto di sms, mail e conversazioni via Skype. Tuttavia il risultato non convince. La storia sembra esaurirsi già dopo pochi minuti dall’inizio del film che, nelle sue quasi due ore di durata, pare celebrare più la noia che non la potenza dell’Amore. Nemmeno la colonna sonora del Maestro Morricone è d’aiuto in alcun modo.

Alla completa mancanza di ritmo fa da contrappunto una sceneggiatura debole, fatta di frasi ovvie e banali, una corrispondenza immateriale e frammentata che si risolve in un eccesso di chiacchiere e una assoluta povertà di situazioni.

Una nota positiva va senza dubbio alla fotografia e alla scelta delle location, frutto dell’indubbio talento del regista italiano per il racconto per immagini. La macchina da presa si aggira per ambienti autunnali che corrispondono perfettamente ai sentimenti dei personaggi: una Scozia quasi sempre grigia, l’Isola di San Giulio in Piemonte, location dal gusto classico e dal fascino discreto.

Tornatore tenta una sfida assai difficile quella di aver raccontato “l’amore oltre la morte” oggi epoca in cui i sentimenti si consumano all’ombra degli schermi di pc e cellulari ma non ne esce vincitore.

Pubblicato su La Città, il quotidiano della provincia di Teramo, in serto de il Resto del Carlino il 23 gennaio 2016

 

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