Alessandra Novaga – La metamorfosi del suono

di Silvia D’Egidio

Il suono in ogni sua possibile evoluzione, come primitiva sostanza della musica, l’altra faccia del silenzio, espressione dell’umano. È questa l’essenza del lavoro di Alessandra Novaga, chitarrista visionaria e creativa, che sonda le infinite sfumature del suono, la sua ricchezza la sua unicità coniugando, in questo percorso, sperimentazione musicale, performance e teatro.

Sarà il circolo culturale Non è di Giulianova Paese, in collaborazione con l’Associazione Culturale Il Grido, ad ospitare l’artista milanese di origini latine, sabato 23 gennaio a partire dalle 20.00 per una cena concerto.

Alessandra Novaga per anni gravita esclusivamente nell‘ambiente classico e poi la svolta: non più la “conservazione” come fonte d’ispirazione ma la necessità di vivere il presente in tutta la sua pienezza, tutto quello che ha da offrire questo tempo, essenze sonore comprese. Ha inizio così la collaborazione con compositori ai quali affida la creazione di partiture con lo scopo di realizzare espressamente per lei un repertorio di gesti e suoni nuovi. Significativi gli incontri con i newyorkesi Bang On A Can, che le spalancano le porte dell’universo elettrico e con Trash tv trance di Fausto Romitelli, momenti cardine del suo percorso professionale.

Moltissime le esperienze che arricchiscono il suo repertorio. Le sue collaborazioni includono artisti come Elliott Sharp, Andrea Centazzo, Massimo Falascone, Gianni Gebbia, Sandro Mussida, Roberto Del Piano, Patrizia Oliva, Pat Moonchy, Francesco Gagliardi. È la prima e unica chitarrista in Italia a suonare l’integrale di The Book of Heads di John Zorn.

Il suo campo di azione comprende anche la performance, cioè l’esecuzione di partiture testuali o grafiche chenon sempre si esprimono attraverso il solo strumento, anzi è proprio la complicità di corpo/suono/ascolto ad essere fondamentale nell’esperienza performativa della musicista milanese.

Nell’ottica della Novaga, le performance sono vere e proprie composizioni, per lo più testuali, nelle quali i compositori, musicisti ma non solo, danno delle istruzioni dei gesti da compiere, delle situazioni da ricreare.

Nell’ultimo lavoro edito per Setola di maiale e intitolato La chambre des jeux sonores l’artista, grazie anche all’aiuto di più compositori (Zago, Mussida, Matthusen, Just e Gagliardi) indaga quotidianità (un roboare d’aereo in Untitled, January) e fiction (il gracchiare di un carillon, il rintocco di campane in In memoria, il battere di una macchina da scrivere in Collaborating Objects) riuscendo ad interpretare e trasmettere la difficile arte della contemporaneità musicale elaborando degli schemi del tutto innovativi. Spiega la musicista: “La mia richiesta era anche quella di non dover seguire una notazione esatta bensì partiture grafiche che affrontassero soprattutto l’aspetto del ‘suono’ e che prevedessero un alto margine di improvvisazione da parte mia. Il risultato sono questi cinque brani che hanno di gran lunga superato tutte le mie aspettative”.

Pubblicato sul quotidiano La Città della provincia di Teramo il 23/01/2016

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