Campo Imperatore – Dove osano le Aquile

di Silvia D’Egidio

Vi sono luoghi che incantano per la loro vastità, di fronte ai quali proviamo al contempo sgomento e attrazione, luoghi sublimi che contribuiscono a farci scoprire il piacere di abbandonarci alla natura. Campo Imperatore è sicuramente uno di questi.

Oltre il verde cupo dei boschi, oltre le strade strette e sinuose che si snodano tra Castel del Monte e Santo Stefano di Sessanio lo spazio si dilata. I prati, i colori, la luce, l’aria stessa sembrano aumentare di ampiezza e di intensità. In questa costante amplificazione delle cose, l’occhio segue l’orizzonte, tentando di comprenderlo ma invano; le linee sembrano dilatarsi all’infinito mano a mano si sale. Lo sguardo si perde in quello che pare essere un paesaggio impressionista e lì, inerme, si lascia finalmente colmare dal silenzio eterno della piana di Campo Imperatore.

Siamo in Abruzzo, all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ma sembra di essere in un altrove bellissimo ed indefinibile. Il noto alpinista Fosco Maraini, padre della scrittrice Dacia, lo paragonò alla valle di Phari Dzong, coniando il termine di Piccolo Tibet, ancora oggi molto noto.

L’altopiano, tra i più vasti d’Italia, si trova tra i 1.500 e 1.900 metri di quota. L’area è il risultato dell’azione modellante delle alluvioni, dei ghiacciai e della neve. Sono, infatti, ancora visibili le morene di un enorme ghiacciaio che dalla valle di Monte Aquila scendeva, per circa undici chilometri, fino alle Coppe di Santo Stefano.

Circoscrivono la piana, lunga all’incirca venti chilometri, alcune delle montagne più alte e suggestive della catena appenninica: il Corno Grande, sede del ghiacciaio più meridionale d’Europa, “Il Calderone”, che domina la piana dall’alto delle sue quattro vette; la Scindarella e il Monte Portella, con i loro spettacolari circhi glaciali; i dolomitici Brancastello e Monte Prena, ricchi di canyon e l’erboso versante meridionale del Monte Camicia. E se poi si è davvero fortunati, nelle giornate più limpide, quando l’aria si fa tersa, si riescono a scorgere contemporaneamente i due mari, il Tirreno e l’Adriatico.

Freddo in inverno e fresco in estate, quasi arido sui dossi e sulle creste, Campo Imperatore è roccaforte indiscussa di lupi, camosci e diverse specie di volatili come l’aquila reale, il gheppio e il falco pecchiaiolo. La varietà del clima si riflette anche sulla vegetazione: le valli presentano rare specie di piante di origine nordica, mentre le morene e i dossi ospitano una vegetazione tipicamente steppica, di origine orientale. Quello che più colpisce sono gli immensi pascoli utilizzati per l’alpeggio estivo delle mandrie di bovini ed equini e delle greggi di ovini che d’inverno transumano in Puglia, in un rito che ormai si ripete da migliaia di anni. Diversi sono gli elementi che testimoniano la cultura pastorale dell’area: si possono infatti osservare gli stazzi, tipici recinti per gli animali, le capanne di pietra e le chiese tratturali.

Campo Imperatore è anche un’importante tappa per tutti gli appassionati di storia.  Qui infatti, a quota 2130 metri, sorge lo storico albergo dove nel 1943 fu tenuto prigioniero Benito Mussolini fino alla sua liberazione, avvenuta il 12 settembre dello stesso anno, da parte dei soldati tedeschi guidati dal capitano Otto Skorzeny nell’ambito della celebre Operazione Quercia.

L’altopiano è meta d’elezione non solo di storici ma anche di sportivi, studiosi ed amanti della natura provenienti da tutto il mondo.

Nella zona sud est di Campo Imperatore si trova la località di Fonte Vetica, a quota 1532 metri, la cosiddetta zona dei macelli, in cui alcune botteghe vendono salumi, formaggi e carne fresca da cucinare nella zona adibita al ristoro.

Se poi si decide di trascorrere la notte sull’altopiano, si ha il privilegio di assistere ad uno degli spettacoli più belli: quello della volta celeste. L’assenza di fonti luminose artificiali, l’altezza e l’aria tersa offrono una visione unica del cielo. Non a caso vicino all’Albergo dove fu tenuto prigioniero Mussolini c’è l’Osservatorio Astronomico costruito tra il 1948 e il 1955, gestito dalla sezione romana dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, in collaborazione con l’Osservatorio astronomico di Collurania di Teramo. Appassionati o semplici curiosi si ritrovano qui per “riveder le stelle” in occasione dei campi astronomici organizzati da associazioni provenienti da tutta Italia. Molto famoso è quello patrocinato dal Gruppo Astrofili Pescaresi “RA” (GASPRA).

Lo spettacolo di Campo Imperatore lascia senza fiato soprattutto in autunno quando ci si immerge in piacevoli passeggiate in bici o a cavallo. Le escursioni, che partono da Fonte Cerreto, consentono di attraversare l’immenso bosco di Macchia Grande, che in quella stagione si trasforma in un caleidoscopio di colori.

D’inverno la zona diventa un ritrovo per amanti di sci, snowboard ed alpinismo. Il complesso turistico sportivo di Campo Imperatore, con la sua stazione sciistica, è inserito al Centro del Gran Sasso ed è il primo nato negli Appennini. Gli impianti di risalita, che si sviluppano all’estremità occidentale dell’altopiano, tra la valle detta delle Fontari e il Monte Scindarella, comprendono in tutto tre impianti che coprono un totale di quindici chilometri di piste da sci per lo sci alpino, cui si aggiungono oltre sessanta chilometri per lo sci nordico. La zona dispone inoltre di uno snow park per lo snowboard e di un anello per lo sci di fondo.

La bellezza selvaggia di questo altopiano lo ha reso lo scenario ideale per molti film e spot pubblicitari, da ricordare tra tutti Il nome della rosa con Sean Connery, i western di Sergio Leone, King David (1985) con Richard Gere, Lady Hawke con Michelle Pfeiffer, …continuavano a chiamarlo Trinità con Bud Spencer e Terence Hill, Il deserto dei Tartari con Vittorio Gassman e Philippe Noiret.

Nessuna parola può rendere appieno la bellezza di questo luogo. Campo Imperatore è storia, tradizione, ricchezza ed incanto. Non resta allora che visitarlo al più presto, circondarsi dei suoi colori e dei suoi silenzi, fermare il tempo e perdersi in un altrove bellissimo ed indefinibile. Campo Imperatore, di sicuro, non ci deluderà.

Pubblicato sulla rivista Tesori d’Abruzzo n.38

 

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