Il giovane favoloso

di Silvia D’Egidio

Si passa così tanto tempo a studiare Leopardi che alla fine lo si relega alla dimensione della pagina, del verso, della parola, seppur infinitamente bella. Si guarda all’artista e si dimentica che, invece, il poeta era anche uomo, fragile, sensibile ironico, lucido e consapevole.

Poi arriva Mario Martone e il poeta prende vita: attraverso riferimenti teatrali, citazioni letterarie e immagini potentissime, Leopardi si stacca dalla pagina dei libri di scuola, inizia a vivere e a muoversi tra la passione e lo struggimento, tra il desiderio e la consapevolezza di non essere fatto per il mondo. Martone crea l’uomo Leopardi.

Il racconto inizia dalla giovinezza del poeta trascorsa a Recanati, tra le altissime mura della residenza di famiglia, luogo austero e lontano dalla vita vera. La sua ricerca della pienezza vitale è costantemente osteggiata da un padre severo, morboso, dallo sguardo miope, figura centrale nella vita del poeta, e da una madre rigida e bigotta, un personaggio meno presente nel film e apparentemente meno incisivo ma in realtà altrettanto, e forse anche più, castrante della figura paterna: sarà lei, infatti a personificare il volto della Natura nemica, a cui il poeta si rivolgerà per tutta la vita, con la rabbia e il rancore di chi conosce bene la disperazione dell’abbandono.

La seconda parte del film si svolge tra Firenze, dove ritroviamo Leopardi con gli amici Fanny e Antonio Ranieri, figure fondamentali nella vita del poeta, e Napoli, città evidentemente molto amata dal regista: qui, alle pendici del Vesuvio, con le parole de “La ginestra”, testamento poetico, si conclude l’esperienza umana di Giacomo Leopardi.

Ogni istante della pellicola è amplificato, sottolineato, esaltato dalla magnifica colonna sonora, senza dubbio uno degli elementi più interessanti del film, che mette insieme, senza alcuna stonatura, la lirica di Rossini con la musica elettronica di Sasha Ring, leader del gruppo Apparat.

Martone stacca la figura di Leopardi dalle pagine piatte delle antologie e ci restituisce un personaggio a tutto tondo, sensibile, fragile, ma consapevole e ironico e per questo profondamente moderno. Leopardi abbandona l’inconsistente e gelida dimensione scolastica e si fa uomo dei nostri giorni, un uomo che pone il dubbio come primo passo nell’atto del conoscere: “Chi dubita sa, e sa più che si possa” dirà ad un certo punto. Il giovane favoloso è un film sulla sensibilità la stessa che ha collocato Leopardi fuori dal suo tempo. Il giovane favoloso racconta la favola dell’artista che sapeva guardare oltre, capace, per parafrasare i versi di Visostky, di spostare l’orizzonte.

Articolo pubblicato su Abruzzo Popolare: http://www.abruzzopopolare.it/cultura/46-storia-e-cultura/12379-il-giovane-favoloso.html

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