Frammenti di verità: l’opera di Lucio Monaco

di Silvia D’Egidio

Lucio Monaco è un artista schietto, sensibile e appassionato. Lo incontro a casa sua, a Mosciano Sant’Angelo, per quella che doveva essere un intervista e che invece si rivela una piacevolissima chiacchierata.

Sono subito colpita dal fascino dai suoi quadri: manifesti pubblicitari ridotti a frammento, attimi lacerati forse dal tempo o forse dalla vita, su cui si stagliano colori netti, violenti, corposi.

Le sue opere raccontano l’amore e la sofferenza, sentimenti suscitati talora da film, talora dalla musica o dalla vita e formalizzati attraverso il decollage, una tecnica che mediante la lacerazione, il taglio o lo ‘strappo’, priva l’oggetto artistico delle sue parti. Nella scelta di questo linguaggio visivo non convenzionale risiede il senso ultimo della sua arte: lo ‘strappo’ è rifiuto non solo dei codici espressivi tradizionali ma anche di tutta una serie di codici sociali come ad esempio il consumismo, la merce fatta idolo, la reiterata ripetizione dell’oggetto, la bellezza ad ogni costo, lo spreco. Di qui, l’utilizzo della carta del manifesto pubblicitario, strappata a mano e poi lavorata su supporto ligneo, con acrilici, stucco e altri materiali poveri e di recupero: “Ho scelto di stare al di là di un certo modo di pensare e quindi di fare arte – spiega l’artista – lontano dal dai falsi miti del consumismo dai quali non può nascere nulla, solo l’impoverimento”.  Risultato è un’opera dai contorni netti, materica, carnale, che esprime bene il rapido scorrere delle immagini cinematografiche o l’immediatezza dell’istante.

All’origine c’è un gesto accidentale e non programmatico: “ho iniziato per caso a strappare manifesti – spiega Lucio Monaco – il mio era un atto inconsapevole, un gesto dettato dalla rabbia di un momento particolare della mia vita più che da una scelta artistica.” Questo modo di scalfire l’immagine in realtà la rende unica, la sottrae alla ripetizione ossessiva che invece la impoverisce e ne fa l’emblema del consumismo esagerato.

Le prime esperienze in ambito artistico Monaco le compie giovanissimo: dopo aver intrapreso gli studi all’Istituto Superiore d’Arte “San Berardo” di Teramo, nell’ 1988 si trasferisce in Lombardia dove studia presso i maestri comaschi. Solo in un secondo momento si accosta alla Pop Art americana e al figurativo astratto; di qui il paragone con Mimmo Rotella, artista romano noto per aver utilizzato il decollage, con cui condivide la tecnica ma non sentimenti e le emozioni che sono all’origine di un’opera.

Nel corso di questi anni il lavoro di Lucio Monaco è stata apprezzato da pubblico e critica. Si sono interessate alla sua ricerca riviste specializzate come Arte Mondadori, Acca Edizioni, Annuario Comed-Praxis. Sue mostre personali sono state organizzate presso gallerie in tutta Italia come la Mauri di Mariano Comense, la Riva di Giulianova, la Picasso di Roma, la fiera di Bari e di Forlì. Ha partecipato a diverse mostre collettive distinguendosi sempre per eclettismo e genialità nel panorama artistico nazionale e internazionale; ricordiamo inoltre la partecipazione al Premio “Pop Art” di Lugano e al “Premio Sulmona” la cui giuria era presieduta da Vittorio Sgarbi. Un linguaggio intenso, quello di Lucio Monaco, che non teme la sperimentazione e che riesce ad incantare lo spettatore regalandogli frammenti di verità, attimi di poesia, istanti di pura meraviglia.

Pubblicato sulla rivista Tesori d’Abruzzo

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