Perez

di Silvia D’Egidio

Demetrio Perez è quello che si direbbe un avvocato delle cause perse: sconfitto nella vita come nel lavoro, alle prese con una figlia indifferente, Tea, ultimo retaggio di un matrimonio fallito e, come se non bastasse, fidanzata con un camorrista.

Basterebbe questo a far sprofondare chiunque nella depressione più nera. Ma non finisce qui.

No, perché Demetrio Perez deve ancora cadere nel baratro della sua esistenza, deve ancora toccare il fondo. E questo avviene quando incontra Luca Buglione, capo camorrista e finto pentito che coinvolge Perez nei suoi progetti costringendolo ad uno scambio: chiede all’avvocato di recuperare una partita di diamanti, nascosti nella pancia di un toro, per avere in cambio l’opportunità di liberarsi del fidanzato della figlia, il camorrista Francesco Corvino.

In un colpo solo Perez si trova addosso l’attenzione di magistrati e poliziotti, che sospettano di lui per via dei rapporti tra la figlia e il giovane camorrista e quella dei camorristi che arriveranno a sistemarsi a casa sua per organizzare la fuga di Francesco Corvino. Incastrato sia dalla legge che dalla sua contro parte, Perez accetta l’accordo offertogli da Luca Buglione, mosso dalla speranza di poter salvare la figlia Tea da quell’unione infelice. Inizia così per l’avvocato la discesa negli inferi della sua esistenza, un percorso devastante ma al tempo stesso necessario e salvifico.

Il regista costruisce la storia attraverso primissimi piani e la ambienta in una città infernale, la Napoli del Centro Direzionale, un complesso di grattacieli, progettato dall’architetto giapponese Kenzo Tange, che al pari di una gabbia, limita i movimenti del protagonista. È uno spazio asfittico e quasi sempre buio, che difficilmente ricorda la capitale partenopea e si fa proiezione dei sentimenti angosciosi dei personaggi.

Nei panni del protagonista incontriamo un Luca Zingaretti all’altezza del ruolo. A tenergli testa ci sono da un lato Massimiliano Gallo, nei panni di Luca Buglione e dall’altro Marco D’Amore, il giovane camorrista Francesco Corvino; tra queste due figure si frappone Giampaolo Fabrizio, il collega e amico di Perez, Ignazio Merolla, la figura più drammatica e controversa di tutta la storia, che alla fine soccomberà agli eventi divenendo il simbolo di tutte le vittime della criminalità quotidiana; e poi Simona Tabasco, la donna da salvare e che invece si rivelerà veicolo della salvezza.

Presentato fuori concorso all’ultima Mostra di Venezia, Perez è la seconda fatica di Edoardo De Angelis, regista senza dubbio capace ma che alla fine non riesce a convincere.

Forse per la mancanza di un finale all’altezza o forse per l’assenza di una scrittura forte, alla fine si ha come la sensazione che manchi qualcosa. La storia si esaurisce nel solito ritratto amaro di una società senza speranze. Senza considerare gli evidentissimi debiti nei confronti del cinema di Sorrentino o di Garrone (vedi l’uso del voice over e primi piani) dal quale modello pare non ci si riesca proprio a distaccare.

Articolo pubblicato su Abruzzo Popolare: http://www.abruzzopopolare.it/cultura/46-storia-e-cultura/12308-perez.html

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...